8. Il Mal stare di Viggiù - doc. 3




Passarono altri anni e le cose peggiorarono.
Viggiù non era assolutamente in grado di far fronte all'onere fiscale ed i suoi debiti sia col fisco che con i privati aumentava a dismisura.
Nel 1666 vi fu una ulteriore visita sul territorio effettuata dal sindaco generale del Ducato Carlo Bernasconi, in seguito alla quale fu stabilito che delle 90 staia di sale annue ne sarebbero state bonificate 30 per un periodo di 6 anni.
Il 21 gennaio 1672 l'abbuono venne prorogato per altri 5 anni.
Si giunse così al 1677 e la Comunità chiese una ulteriore proroga dell'abbuono di altri 10 anni, sino alla fine del 1686.

Per verificare la situazione il 15 settembre 1677 si invitò il marchese Ferdinando Rovina a recarsi in loco.
Giunse il Rovina col suo cancelliere Gerolamo Cariano il 5 gennaio 1678, e fu proprio quest'ultimo ad inviare la relazione al governatore Claudio Lavorando, principe di Ligne de Amblice, in data 23 aprile 1678.

In questo documento abbiamo conferma di dati già esposti in quelli precedenti e ne troviamo di ulteriori più aggiornati.

  • Nel triennio 1627-28-29 vi fu una continuata "fiera carestia".
  • Nel 1630 la peste distrusse "più dei duoi terzi delli habitanti".
  • La produzione del vino che all'inizio del '600 era di 6000 o 7000 brente annue era scesa a sole 1000 brente nel 1677.
  • Le case che nel 1647 erano 156 nel 1677 erano 125, e di queste 37 diroccate.
  • Gli abitanti erano ridotti ad 837 (un secolo prima erano 1145).
  • La Comunità era piena di debiti (oltre 186.600 lire, pari a più di 222 lire ogni abitante).

Dalle annotazioni veniamo a sapere che la richiesta dei viggiutesi venne quasi del tutto soddisfatta. L'abbuono delle 30 staia di sale venne prorogato per ulteriori 9 anni (ne avevano chiesti 10), ma anche con questo abbuono non era possibile raddrizzare la barca fiscale di Viggiù.

Ed ecco il terzo documento.

Illustrissimo et Eccellentissimo Signore

Sino dall'anno 1676 prossimo passato gli Agenti della Comunità di Viggiù Pieve di Arcisate di questo Ducato ci rappresentano con loro Memoriale, si come col fine di detto anno andava terminando la sospensione delle stara 30 di sale, che per conto delli stara 90 nei quali si trovava censita per il pagamento de suoi carichi, le haveva il Magistrato concessa dall'anno 1672 per anni cinque, in riguardo al suo mal stato, e della molteplicità de suoi debiti, e ci supplicarono che mentre detta Terra non si era per anche quotata in alcuna parte rimetteva e si trovava tuttavia impotente a sostenere li suoi carichi per l'intiera sua quota delli sodetti stara 90, perciò se le concedesse la proroga de sodetti stara 30 per altri 10 anni, in modo che durante detta sospensione habbi a pagare li suoi carichi solamente per stara 60, conforme all'antecedente concessione, e come più diffusamente si legge dal sodetto memoriale del tenor seguente.

Illustrissimo Magistrato

passa al fine del presente anno 1676 la sospensione d'anni 5 delli stara 30 di sale che questo illustrissimo Tribunale sotto il 21 Genaro 1672 si compiacque ordinare alli Sindici del Ducato tenessero a calcolo a conto delli 90 nelle quali è quotizzata la Comunità di Viggiù Pieve d'Arcisate di questo Ducato, e perché la Communità sodetta per la molteplicità de debiti che tiene verso de particolari quali restano ancora da pagarsi, et per li vary infortuny di tempeste et brine da qui indietro sostenuti nel suo Territorio, con grave difficoltà a pena ha puotuto sodisfare alli carichi correnti, perché il numero delli stara 60 per quali concorre a pagare con questo Ducato eccede ancora il peso e la tassa che dovrebbe sostenere in riguardo del perticato che tiene detta Communità, et perché ancora restano intieri li sudetti debiti contratti con detti particolari, perciò li Regenti d'essa Communità a fine di puoter almeno perseverare in pagare li carichi correnti hanno pensato ricorrere di novo alle S. S. V. V. Illustrissime.

Quella humilmente supplicandole si degnino ordinare alli detti Sindici del Ducato che prorogano di novo alla Communità supplicante la detta sospensione delli detti stara 30 di sale per anni 10 prossimi a venire.
Il che anche s'esseguischi dal Regio Commissario Generale dell'eserciti, sopra di che havendo noi eccitati li Sindici del Ducato col loro parere, essi ci diedero l'informatione e voto del tenor seguente:

"1676 - 14 decembris
Cum adhuc in malo statu perseveres Communitas supplicans, sentinut sindici, ut cincessa suspensio prorogavit possit arbitrio Ill. Magistratus, modo non exudat altud quinquennium, cum hoc tamea ut ulterius prorogavi non debeat, nisi priusdicto intra dictum tempus de aliquo meliori statu ut aliquod suspensio operetur.

Subscripto Carolus Bernasconus, Sindicus Generalis Ducati


Propostisi poi detti Memoriale e voto nel Magistrato prima di deliberare cosa alcuna intorno il supplicato da detta Communità, havessimo per bene di deputare come facenimo al 20 marzo dell'anno 1677 il fu Questore Marchese Magienta e poscia, cioè sotto li 15 settembre detto anno, di subrogare il Questore Marchese Ferdinando Rovida nostro collega, attesa la morte seguita del Questore Magienta, a pigliare le opportune informationi del stato presente di detta Terra, quale poscia sotto li 13 Genaro di quest'anno vi fece la sua relatione dicendo che per l'informatione et altre notitie estragiuditiali da lui prese sopra del fatto haveva ritrovato:

  • Che la tassa originaria di detta Terra fu di stata 152 di sale, ma che questa le fu in due volte ridotta, cioè la prima a stata 114, et la seconda, quale segui dall'anno 1648 precedente la visita del territorio fattasi dal fu signor Questore Orrigone, che fu poi Senatore, a stara 90.
  • E che doppo, cioè dall'anno 1666, essendovi pure da altra simil visita fattasi dal Sindico Generale del Ducato Carlo Bernascone, riconosciuto che per il mal stato di detta Terra non poteva ella sopportare neanche il peso de sodetti stara 90, le fu concessa sospensione de sodetti altri stara 30 per sei anni, la quale poi se le andato prorogando sino al presente, e che parimente hanno ritrovato che detto Territorio di Viggiù, conforme anche risulta dalla misura generale dell'anno 1558 consiste in pertiche 9868 e tavole 12, e di queste esservene tra siti di case, Vigne, Campi e Prati pertiche 4465 e tavole 12 et di Selve, Boschi, Pascoli in monte, Brughere, Zerbidi e Padulli pertiche 5403 che in tutto costituiscono le suddette pertiche 9868 e tavole 12
  • e che detta Terra dall'anno 1627 a dietro, se bene in riguardo delli stara 114 di sale per quali allora concorreva al sostenimento de suoi carichi, havesse così poco terreno, et montuoso, et per il più di mala qualità, era però tanto più ben stante de Traffichi e di personale.
    De Traffichi perché all'hora in Viggiù vi erano diverse botteghe d'Arteggiani, cioè di seta, pannina, Merzaria, Ritagli, Confettoria, Ferrarezze et simili, che erano di molto utile a quei Artiggiani.
    Et anche perché oltre le sodette Botteghe di Mercantie vi erano quantità de Fornaci di Calcina ascendenti al numero de 28 che continovamente lavoravano et rendevano anch'esse un utile annuo di più di mille scudi.
    Di personale poi in quei tempi vi erano in Viggiù più di 300 famiglie, per il più commode e facoltose, che havevano beni propri nella Communità, fra quali famiglie vi erano più di cento persone le quali facendo l'arte del scarpellino et di Muratore lavoravano fuori dal Paese, et particolarmente nella Romagna, et più di settanta cavallanti, che travagliavano tutta la settimana in condurre pesce, grani, vino, calcina, et altra sorte di merci sopra li mercati et altrove, portando poi li guadagni che facevano alle loro case.
    Et gli altri huomini che ressidevano nella Terra s'occupavano anch'essi in lavorare alla campagna, far legna nei boschi, travagliare nelle fornaci di calcina et in altri essercitj, di modo che trovandosi allora la Communità assai ben stante et senza debiti potevano quei habitanti con quello che ricavavano dalli beni et dalla loro industria commodamente pagare, come facevano, le loro gravezze le quali non erano tanto pesanti come sono la presente, benché all'hora dovessero contribuire per li sodetti stara 114, che vengono ad essere stara 54 di più di quello che al presente non fanno, e che all'incontro delle informationi prese dal sodetto Questore delegato risultava.
  • Che dal sodetto anno 1627 a questa parte le cose della Communità sono sempre andate in declinatione poscia che dall'hora in qua si sono affatto spiantati tutti li Traffichi di Mercantia che come sopra vi erano per il passato, cessato ed annichilito il travaglio de cavallanti, et derelitte le fornaci, fuori che due o tre, che ben di raro lavorano, massime per la scarsezza della legna che al presente vi è in quelle parti, non trovandosene apena per il necessario consumo di quei habitanti, et a prezzo ben caro.
  • Che la Communità si trova notabilmente aggravata dei debiti tanto verso il Ducato e suoi Commissarj quanto anche verso Privati, non havendo quei habitanti da potersi sufficientemente mantenere et compire a loro carichi. Et la cagione di questo loro mal stato esser provenuta:
    1. primieramente perché dal sudetto 1627 incluso sino per tutto il 1629 et così per tre anni continui vi fu colà una carestia così fiera che quei habitanti per sostentarsi con le loro famiglie dovettero in quel tempo comprare il grano a prezzo rigorosissimo cioè sino a lire 100 il moggio, et per comprarlo vender quei pochi beni che si trovavano ad bavere.
    2. Perché appena fu finita la carestia, gli sopravvenne la Peste seguita dell'anno 1630, quale con la morte distrusse più di duoi terzi delli habitanti, e massime quelli che con la loro virtù et industria potevano in qualche parte sostentare et rimettere la Terra.
    3. Poiché crebbero poi anche gli alloggi de soldati con tanto eccesso, et le paghe degli ufficiali che vi alloggiorno furono così esorbitanti che per sodisfarli dovette la Terra contrahere de debiti, et per essi sottoporsi all'obbligatione di pagare annui interessi che la resero poi impotente al sostenimento de suoi carichi correnti.
  • Et che parimente da dette informationi rissulta che da 300 famiglie che anticamente vi erano in detta Terra, sono la presente ridotte a 150 in circa, e queste per lo più povere e miserabili.
  • Che molte di dette famiglie per non poter ressistere al grave peso de' carichi se sono absentate e se vanno tuttavia absentando dalla Terra trasportando il loro domicilio sul Paese Svizzero, discosto solo un miglio, dove sono essenti da carichi.
  • Che le case di detta Terra sono quasi tutte in mal stato et molte anche o diroccate od in evidente pericolo di diroccare.
  • Che gli huomini che al presente vi sono in detta Terra non hanno altro impiego che quello di lavorare il terreno, quale anche in parte si lascia andare inculto per la sua mala qualità.
  • Che la maggior cavata di quel Territorio consiste nel Vidore, cioè nel raccolto del Vino, quale non venendo disgratia di tempesta, brina, bruseccio e mortalità delle viti sii puoco più di mille brente de Vino tra quello che si fa al piano et quello della collina. Ma che il vino che si fa al piano sii molto leggiero et di qualità inferiore, et che dallo stesso Vidore si cavano poi anche due stara di grano la pertica.


Segue in "Doc. 3b"



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