Artisti: le Biografie




Flaminio PONZIO


PONZIO, Flaminio.
Nacque a Viggiù, presso Varese, nel 1561, primogenito di Giovanni Antonio Ponzio maestro di scuola (nato nel 1522) e di Elisabetta Buzzi (1539-1575), come risulta dallo Stato delle anime della parrocchia di S. Stefano, redatto a Viggiù, pieve di Arcisate, in preparazione alla visita pastorale che il cardinale Carlo Borromeo avrebbe effettuato nell'estate del 1574(1).
Giovanni Antonio Ponzio era cugino(?) dell'architetto Martino Longhi il Vecchio, grado di parentela contratto sposando Elisabetta Buzzi, figlia di un fratello di Martino(2).
Flaminio era dunque secondo cugino di Martino Longhi, ed è fuori dubbio che alla presenza in Roma di questi si legò anche la sua.
Egli vi giunse in età giovanile e, in diverse occasioni, fu collaboratore di Martino, dal quale imparò i segreti del mestiere.

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Ospedale del Salvatore in un'incisione del Vasi
Immagine tratta da www.annazelli.com

La prima testimonianza relativa alla sua presenza in area romana risale al 1585, come risulta dal pagamento per lavori condotti a Tivoli per il cardinale Luigi d'Este fino al 1587(3).
Lavorò per la Confraternita dell'Ospedale del S. Salvatore con Martino Longhi il Vecchio e, dopo la morte di questi, fino al 1610 prese la direzione dei lavori dell'ospedale e l'incarico di consulente della confraternita(4).

A Roma sposò Agata di Baccio Jannotti; i loro nomi compaiono in una dedica nella tela con l'Annunciazione inviata alla chiesa parrocchiale di S. Stefano in Viggiù, e attualmente collocata in una nicchia ricavata in un altare marmoreo barocco. In essa, dopo il restauro del 1997, è chiaramente leggibile la dicitura: «FLAMINIUS PONTIVS ET AGATHA ROMANA CONIVGES EX DEVOTIONE F.F. ROMAE ANNO IUB. MDC»(5).

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Palazzetto di Flaminio Ponzio. Facciata ricostruita a piazza Campitelli
Foto di Lalupa tratta da upload.wikimedia.org

Da un atto rogato l'8 giugno 1599 risulta che Flaminio, insieme ad Agata, sua prima moglie, acquistò una casa in via Alessandrina dagli eredi di Ercole Crescimbene (canonico della basilica di S. Giovanni in Laterano) per una somma di 990 scudi(6).

Fino a oggi si è creduto che l'architetto avesse acquistato l'area per edificarvi la sua casa, ma, grazie a questo documento, si può dedurre che egli acquisì un edificio per effettuarvi degli interventi nella disposizione dei vani interni e, soprattutto, nella facciata.

Esso venne demolito in occasione dell'apertura di via dei Fori Imperiali, e la facciata fu smontata e rimontata a piazza S. Maria in Campitelli, variando l'altezza degli ambienti del piano ultimo.
Avulsa dal luogo in cui la facciata era stata concepita, diventa oggi difficile cogliere la derivazione dei nessi da essa stabiliti con il contesto urbano.

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Palazzetto di Flaminio Ponzio. Particolare del portone d'ingresso.
Foto di Lalupa tratta da upload.wikimedia.org

Il piccolo edificio, che insisteva su un lotto di forma trapezoidale, fu adattato al tipo sangallesco a corte, che si era diffuso a Roma nel primo Cinquecento, cercando di renderlo quanto più simmetrico sia in pianta sia in facciata.
La distribuzione interna dei vani è ottenuta mediante un corridoio posto quasi in asse con il fronte stradale; lungo il suo lato sinistro vi sono disposte due stanze regolari in sequenza, mentre sul destro, nel triangolo rettangolo di risulta, vi è, alla base verso la strada, una stanza di forma trapezoidale nel cui vertice è stata ricavata una scala a pianta semicircolare che immette ai piani superiori e che riceve luce, sui pianerottoli, dal cortile interno.

Ponzio mostra, in quest'opera, una notevole capacità soprattutto nel reimpaginare la piccola facciata già inserita nella cortina di via Alessandrina, che, dopo il suo intervento, si presenta suddivisa in due partiti orizzontali: il primo comprendente il piano terra e il mezzanino, il secondo il piano nobile e l'attico.
La doppia ripartizione del prospetto è distinta, oltre che da una fascia marcapiano modanata, anche da un'altra fascia marca-davanzale più semplice, quasi a voler segnare una sorta di attico intermedio.
Al suo interno, in corrispondenza delle finestre, sono inserite decorazioni a bassorilievo con forte valenza chiaroscurale racchiuse all'interno di una cornice rettangolare piatta. Significativo è il forte verticalismo conferito al centro della facciata con la successione serrata del portale bugnato – che rievoca molti tra quelli disegnati da Ludovico Cardi, detto il Cigoli –, nonché della finestra del mezzanino inserita tra i mensoloni che sorreggono l'aggetto del balcone del piano nobile: tale soluzione tiene conto della lezione michelangiolesca di palazzo Farnese e di porta Pia, preludio a soluzioni barocche.

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Basilica di San Sebastiano fuori le mura
Per le immagini delle facciate di chiese e palazzi c'è da tener conto che, probabilmente, sono state modificate (come accadeva spesso) rispetto al progetto originario del Ponzio.
Foto di Lalupa tratta da it.wikipedia.org

Troviamo influenze d'impronta michelangiolesca anche nelle porte e finestre della basilica di S. Sebastiano fuori le Mura (1609), come nella configurazione stessa del portale di accesso agli oratori presso la chiesa di S. Gregorio al Celio (oratori di S. Andrea, S. Silvia e S. Barbara), sul Clivio di Scauro, nel quale egli creò, lungo l'asse centrale, un accentuato sviluppo verticale e, superando il muro di recinzione, enfatizzò il tema del portale facendolo assurgere a episodio architettonico completamente autonomo.

Nel portale è già riscontrabile la poetica di Ponzio, che sempre più tenderà a perseguire l'integrazione fra gli elementi, incastrandoli piuttosto che fondendoli in un'unità continua, innescando un processo diverso dal noto 'intreccio michelangiolesco' e molto più prossimo a quello che, poco più tardi, Pietro da Cortona avrebbe consolidato nella poetica barocca 'dell'uno-molteplice'(7).

Una delle opere di maggiore importanza realizzate da Ponzio è la cappella Paolina in S. Maria Maggiore, la cui costruzione gli fu affidata da Paolo V il 9 agosto 1605, subito dopo la sua elezione al soglio pontificio (16 maggio 1605).

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Planimetria della Basilica di S. Maria Maggiore.
Qui di seguito gli interventi di Flaminio Ponzio: al punto (6) Battistero, al (7) Sagrestia, al (17) Cappella Paolina, voluta da papa Paolo V e realizzata dal Ponzio tra il 1605 ed il 1611.
Sulla parete destra sepolcro di papa Clemente VIII e sulla parete sinistra sepolcro di papa Paolo V, entrambi su progetto di Flaminio Ponzio.
Pianta di autore non citato tratta da www.monnoroma.it

La cappella, la cui prima pietra per la fondazione venne posta il 9 agosto dello stesso anno(8), fu costruita per ospitare la famosa icona della Madonna, la Salus populi Romani, presente da sempre nella basilica Liberiana e oggetto di grande devozione del pontefice e di Carlo Borromeo, canonizzato proprio in quegli anni. Essa, quindi, fu eretta per essere 'santuario' della sacra icona e, al tempo stesso, sepolcro di papa Borghese.

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Incisione della Cappella Paolina o Borghese in S. Maria Maggiore
Tratta da www.rerumromanarum.com

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Cappella Paolina o Borghese in S. Maria Maggiore
Foto di Francesco PETRUCCI tratta da www.aboutartonline.com

Nella cappella Paolina Ponzio fece uso di una dinamica plasticità dichiarata sia dagli elementi scultorei inseriti nella fascia dei capitelli che collegano i quattro pilastri, sia dal colore a campo unito, che egli conferì a questi ultimi, rimarcandone la funzione strutturale.

L'effetto di maggiore ricchezza attribuito alla cappella Paolina, rispetto alla cappella Sistina di Domenico Fontana (realizzata in S. Maria Maggiore sotto Sisto V, a partire dal 1585), è dato dalla presenza di quattro coretti che si aprono lungo le braccia longitudinali e dalle teste alate dei cherubini che incorniciano in alto e in basso le nicchie dei coretti medesimi.

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Monumento a Clemente VIII, Cappella Paolina in S. Maria Maggiore
Al monumento lavorarono diversi viggiutesi. Vedi Silla Longhi e Ippolito Buzzi nelle biografie.
Foto di Francesco PETRUCCI tratta da www.aboutartonline.com

Notevole è anche la differenza nell'uso dei marmi: laddove Domenico Fontana tende a dissolvere, con la decorazione a marmi colorati, la valenza tettonica delle paraste e dei campi murari tramite un accentuato disegno grafico, Ponzio introduce a vaste campiture i marmi colorati sulle pareti e sui pilastri contribuendo, in tal modo, a conferire un effetto di maggiore preziosità e unità della concezione spaziale che si evolve verso una concezione plastica di uno spazio coinvolgente, preludio al Barocco.
Anche l'architettura esterna della cappella mostra, in maniera inequivocabile, l'originalità dell'architetto, soprattutto rispetto alle soluzioni adottate per l'esterno della cappella Sistina.
Il braccio della pianta cruciforme nella cappella Paolina viene dissimulato con un andamento obliquo della muratura che si raccorda al corpo di fabbrica in perfetta armonia.
A differenza dell'opera di Domenico Fontana, Ponzio muove e anima la superficie raggiungendo una ricca plasticità.

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Monumento a Paolo V Borghese, Cappella Paolina in S. Maria Maggiore
Al monumento lavorarono diversi viggiutesi. Vedi Silla Longhi e Ippolito Buzzi nelle biografie.
Foto di Francesco PETRUCCI tratta da www.aboutartonline.com

Sul fianco destro della cappella Paolina Ponzio costruì la sacrestia, dotata di un elegante altare con due piccole colonne di alabastro, di armadi con intagli e bronzi, di un soffitto con ricche cornici di stucco, nonché di dipinti di Domenico Cresti, detto il Passignano.

I lavori per la decorazione dell'interno della cappella Paolina, sia scultorea sia pittorica, iniziarono nel 1608.
Alla grande fabbrica presero parte, sotto la sua direzione, numerosi muratori, scalpellini, scultori e pittori.
Cospicua fu la presenza di artisti viggiutesi: tra gli scultori Silla Longhi e Ippolito Buzzi unitamente ai maestri scalpellini Stefano Longhi ed Erminio Giudici.
Tra i pittori, invece, fu presente Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d'Arpino, ormai alla fine della sua carriera, Ludovico Cardi, detto il Cigoli, cui venne affidata la decorazione della cupola e il bolognese Guido Reni, all'apice della sua carriera, impegnato in diversi cantieri sotto la direzione di Scipione Borghese.

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Flaminio Ponzio: S. Maria Maggiore, Battistero (punto 6 nella planimetria)
Foto di Francesco PETRUCCI tratta da www.aboutartonline.com


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PONZIO, Flaminio di Gianluigi Lerza - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 84 (2015) https://www.treccani.it/enciclopedia/flaminio-ponzio_(Dizionario-Biografico)



Note

(1) Frigerio - Galli - Trapletti, 1995
(2)
Fratarcangeli - Lerza, 2009, pp. 79 s. (avendo sposato la figlia del fratello/fratellastro di Martino dovrebbe essere definito "nipote", non "cugino" - ndr)
(3) Fratarcangeli - Lerza, 2009, p. 9 n. 2
(4) Curcio, 1979
(5) Orsenigo, 1998, p. 119 n.
(6) Fratarcangeli, 1999
(7) Benedetti, 1980
(8) Ostrow, 1996, p. 320 n. 88



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