Artisti: le Biografie




Carlo Buzzi


BUZZI (Buti, Buzio, Butio, Albutio, Albuzio), Carlo.
Da non confondere con l'omonimo figlio di Lelio Buzzi (che era pittore).

Dai libri della parrocchia milanese di S. Nazaro in Brolio risulta sepolto il 23 settembre 1659 all'età di 51 anni, sicché la sua data di nascita deve essere posta intorno al 1608.

Con la qualifica di architetto il suo nome appare negli Annali del duomo (1) nel 1629 quando, morto Fabio Mangone e rimasto vacante l'ufficio di architetto della Fabbrica, i deputati, "stante le qualità e la diligenza" del Buzzi, decidono di valersi di lui quando occorra opera di ingegnere o di architetto; e dopo qualche mese si risolvono ad affidare a Gian Battista Crespi, il Cerano, la sopraintendenza ai lavori, con la raccomandazione di valersi dell'opera del Buzzi "giovane che ha già servito nel tempo del già detto Fabio Mangone..."; al Cerano si corrispondevano, di salario 1.200 lire imperiali, la metà al Buzzi (2). Ma presto esonerato dai suoi impegni il Cerano (5 giugno 1631), e verosimilmente anche il Buzzi, troviamo ingegnere della fabbrica Francesco Maria Richini(3), a cui sarà dovuto fra l'altro il compimento del portale di centro.

Uno dei molti progetti seicenteschi per la facciata del Duomo di Milano, di Carlo Buzzi.
Immagine di pubblico dominio fotografata da Giovanni Dall'Orto e tratta da upload.wikimedia.org

Ma già prima del 1629 il Buzzi doveva essere ben conosciuto se, come è noto, insegnava presso l'Accademia Ambrosiana con F. Mangone.
Nel 1632 (e nell'agosto 1658), il Buzzi, qualificandosi "ingegnere collegiato", dava stime a misurazioni per i lavori del seminario arcivescovile(4); essendo stato licenziato bruscamente il 29 luglio 1638 il Richino, il 26 agosto di quell'anno il Buzzi fu eletto ingegnere della Fabbrica del duomo, con il pieno salario di 1.200 lire(5), e mantenne tale carica sino alla morte.
Risulta ammesso nel Collegio degli agrimensori, ingegneri e architetti solo nel 1640-41(6).

Il Buzzi si colloca fra gli architetti che più si impegnarono per la risoluzione del grave problema della facciata del duomo di Milano per la quale il Pellegrini aveva dato disegni di difficile realizzazione.

Nel 1646 il Buzzi presentò un progetto di sua composizione e ne offrì le stampe che il Consiglio della Fabbrica non ricusò di accettare.

Carlo Buzzi - Progetto per la facciata del Duomo di Milano
(immagine di pubblico dominio https://it.wikipedia.org/wiki/File:ProjectBuzzi1.jpg)

Le accompagnava una Relazione(7) nella quale il Buzzi spiegava l'innovazione da lui introdotta col sovrapporre alla composizione pellegriniana dell'ordine inferiore una parete neogotica, enumerava le difficoltà che avrebbe presentato l'elevazione di una facciata interamente "romana", mentre sarebbero state facihnente superate in una costruzione "conforme al resto del tempio".
Il progato fu sottoposto all'arcivescovo, il cardinale Monti, che suggerì alcune modifiche, facilmente accolte.

Nel frattempo si ebbe però notizia di un nuovo progetto: quello di F. Castello, a cimasa estrosamente ondulata, che anticipava le dissolvenze dell'ultimo barocco e trovò sostenitori.
La Fabbrica ad ogni buon conto fece incidere(8), in grandi rami di F. Agnello sia il progetto del Buzzi(9) sia quello del Castello.
Nell'incertezza i due progetti vennero mandati a Roma e se ne sollecitò il giudizio dai principali architetti barocchi. Ci fu il parere di Lorenzo Bernini(10), laudativo per entrambi i progetti, ma particolarmente caloroso nei riguardi della facciata del Castello.
Alla fine le preferenze della Fabbrica si orientarono però sul progetto del Buzzi, al quale questi non si stancò di apportare ritocchi e varianti, finché il 7 apr. 1653 il Consiglio deliberò "che s'abbia d'osservare il disegno" dell'architetto della Fabbrica (ossia il Buzzi) "quanto all'ossatura e al lavoro dei pilastri come corrispondenti al restante del Duomo"(11). Negli stessi anni il Buzzi soprintendeva al compimento della cappella della Madonna dell'Albero e faceva proposte per la porta maggiore interna(12). Nel 1642 crollò il campanile di S. Stefano in Brolio; per il suo rifacimento e per quello dell'annessa chiesa ed oratorio di S. Bernardino ai Morti, il Buzzi concorse con E. Turati, G. G. Bombarda e C. Osio; vinse, ma la sua opera fu finita da G. Quadrio, considerato suo allievo(13).

Facciata e campanile di Santo Stefano
Foto di Giovanni Dall'Orto - 17 feb. 2007

In sostituzione del Richini il Buzzi continuava intanto anche le opere dell'Ospedale Maggiore (1644-58), mentre per conto del Comune eseguiva importanti lavori negli edifici che racchiudevano la piazza dei Mercanti.

Nel 1644, dopo l'incendio dell'edificio dei Banchieri, dove si trovavano le scuole palatine, l'opera di ricostruzione fu affidata al Buzzi che per la fronte imitò i due ordini di architettura alessiana del palazzo dei Giureconsulti (le scuole furono trasformate nel secolo seguente).
Il disegno piacque tanto che lo si voleva esteso all'intera piazza, ma il progetto non ebbe seguito per mancanza di fondi.
Nel 1654 fu invece ricostruito su disegno del Buzzi il portale detto della Pescheria Vecchia(14).

scuole Palatine
Foto di Giovanni Dall'Orto - 3 gen. 2006

Sempre per il Comune, in quegli anni il Buzzi era chiamato a predisporre spettacolari apparati provvisori:
nel 1649, per il passaggio di Maria Anna d'Austria sposa di Filippo IV, disegnò tre archi trionfali, due sul corso di porta Romana e uno in piazza del Duomo(15); nel 1658 curò lo spettacolo per la nascita del principe Filippo Prospero.

Fra gli impegni minori del Buzzi a Milano sono il ciborio in pietre dure della cappella di S. Tommaso nella chiesa di S. Eustorgio (1643); i disegni per un nuovo e più ampio coro nella chiesa di S. Maria del Carmine(16), il rinnovamento a S. Nazaro della cappella di S. Matroniano(17), il disegno per l'ancona dell'altare dei ss. Ippolito e Cassiano in S. Lorenzo(18), oltre ad alcune opere distrutte citate nelle antiche guide (Grassi).

ciborio

Ciborio in pietre dure di Carlo Buzzi (1643)
nella Cappella Visconti nella chiesa di Sant'Eustorgio a Milano.
Foto di Giovanni Dall'Orto, 2-3-2007 tratta da upload.wikimedia.org rilasciata con licenza Commons

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San Nazaro in Brolo: Cappella di San Matroniano, particolare
Foto di autore non citato tratta da blog.urbanfile.org

Il nome del Buzzi compare anche nei documenti della basilica di Monza, dove, presumibilmente dopo la morte o il ritiro di E. Turati, diventò direttore dei lavori(19).

Dal 1641 il Buzzi lavorò al santuario della Madonna del Bosco a Imbersago(20) Che venne eretto tra il 1641 ed il 1646 sul progetto di Carlo Buzzi. La scelta di Buzzi come architetto era sicuramente dispendiosa, visto che al tempo era già molto rinomato(21).

Negli anni dal 1641 al 1661 lavorò all'ampliamento della chiesa di S. Ambrogio a Merate per la quale rifece la facciata ed eresse il campanile.

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Carlo Buzzi: Santuario della Madonna del Bosco a Imbersago
Foto di autore non citato tratta da www.madonnadelbosco.org

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Merate

Chiesa di S. Ambrogio a Merate (LC)
Foto di autore non citato tratta da www.lombardiabeniculturali.it

In Valsolda il Buzzi rifece la chiesa del santuario della Caravina a Cressogno (1639), e diede il disegno per un rimaneggiamento della chiesa di S. Bartolomeo a Loggio (1647); a Como lavorò all'abside settentrionale del duomo (1653-69), a Saronno completò la facciata del santuario con la balaustra di coronamento (posta in opera dopo la sua morte).

Il Buzzi morì a Milano il 23 settembre 1658.

Aveva sposato Giulia Mangoni dalla quale il 14 maggio 1649 era nato il figlio Giulio che compare nell'elenco degli ingegneri collegiati nel 1677(22) ed è menzionato sino al 1691: unica opera che gli è attribuita, la cappella dell'Assunta al Sacro Monte di Varese(23).

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Carlo Buzzi: Santuario della Beata Vergine della Caravina a Cressogno (CO)
Foto di autore non citato tratta da www.tripadvisor.it

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Merate

Duomo di Milano, "Quadroni di San Carlo". Lato destro della navata centrale, campata 6.
Carlo Buzzi, "San Carlo istituisce le scuole della Dottrina Cristiana.
Foto di Giovanni Dall'Orto, 6-12-2007 tratta da commons.wikimedia.org rilasciata con licenza Commons.

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Merate

Duomo di Milano, "Quadroni di San Carlo". Lato destro della navata centrale, campata 2.
Carlo Buzzi: Miracolo di suor Candida Agudi.
Foto di Giovanni Dall'Orto, 6-12-2007 tratta da commons.wikimedia.org rilasciata con licenza Commons.

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Testo tratto da Paolo Mezzanotte - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 15 (1972)
https://www.treccani.it/enciclopedia/carlo-buzzi_(Dizionario-Biografico)




Note

(1) Annali del duomo V, p. 154
(2) ibid., pp. 155 s.
(3) 21 luglio 1631: ibid., p. 164
(4) Baroni, 1968, pp. 473 s., 479
(5) Annali, V, p. 187
(6) M. L. Gatti Perer, Fonti..., in Arte lombarda, X [1965], n. 2, p. 125
(7) 31 genn. 1647: Annali, V, pp. 218-220
(8) 1651: Annali, V, pp. 231, 234
(9) G. Buzzi Maderna, in Il duomo di Milano, II, p. 246
(10) Annali, V, pp. 236 s.
(11) ibid., p. 240
(12) Milano, Archivio della Curia arcivescovile, sez. X, Visite pastorali, Metropolitana, vol. 59, quinterno 9: "Discorso sopra il finimento della cappella della Madonna", 27 genn. 1640; "Proposte alli Signori deputati... per l'approbatione del modello per la porta maggiore interiore nella facciata...", 7 ag. 1640
(13) vedi una relazione del Buzzi datata 20 dic. 1655, pubblicata in Baroni, 1968, p. 186
(14) distrutto; disegno in Arch. stor. civico di Milano, Racc. Bianconi, I, f. IIv, b-c: vedi anche Baroni, 1968, pp. 364, 366, 427, 435, 445-448
(15) Milano, Civica raccolta di stampe, cart. M51-21; M. Cremosano, Mem. stor. milanesi, in Arch. stor. lomBuzzi, VII [1880], pp. 280 ss.; C. Cantù, La pompa della solenne entrata..., ibid., XIV [1887], p. 341; Mezzanotte, 1915
(16) Baroni, 1940, pp. 208-13
(17) 1653; Mezzanotte-Bascapé, p. 494
(18) 1654-55; Baroni, 1940, p. 191
(19) ma non sussiste traccia del suo operare: Bossaglia, p. 30
(20) Grassi, p. 89
(21) da wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_della_Madonna_del_Bosco_(Imbersago)
(22) M. L. Gatti Perer, Fonti..., Il collegio..., in Arte lombarda, X [1965], 2, p. 126)
(23) C. Baroni, Milano e le cappelle del Sacro Monte di Varese, in Archivio storico lombardo, LXIII [1936], p. 193




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