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Viggiù in Rete Storia e Arte |
Il testo che segue è tratto dal volume, ormai introvabile,
Viggiù nella Storia e nell'Arte
di Francesco Caravatti
pubblicato nell'agosto del 1925
I primi abitatori: gli Orobi e i Romani;
Origine del nome
L’ origine di Viggiù come di tanti altri Comuni si perde nei tempi remoti. O meglio nella nebulosa dei tempi. Dei primi abitatori di epoche Storiche di questa plaga non rimangono altro che congetture e, qualche nome di località; così dal nome di uno dei colli che circondano il paese l’ Orobia - si vorrebbe che qui abitassero un tempo gli Orobi, popoli primitivi, pare di origine greca che occupavano secondo alcuni storici, lo spazio in cui giacciono le colline poste ai piedi delle catene montagnose tra il Verbano ed il Sebino.
Ai Celti-Umbri, (in ispecie gli Insubri che occuparono tutta la zona fra il Ticino e l’ Adda fondando l’ Insubria) seguono i Galli condotti da Bellovese che soggiogarono tutti Orobi e Insubri ed altre genti (Etruschi etc.), che eranvi nell’ Italia Superiore (VII Sec. a. C.) ed alla regione posta tra il Po e le Alpi veniva dato poi dai Romani il nome di Gallia Cisalpina.
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Circa due secoli appresso incominciava la lotta tra ì Romani ed i Galli e dopo varie alternative ( fra cui le vittorie e sconfitte di Annibale, cartaginese, alleatosi ai Galli) tutta la Gallia Cisalpina cadeva definitivamente ai Romani (II sec. a. C.).
Cesare - che fu proconsole delle Gallie per 5 anni intorno al 60 a. C. - mandava nella regione Comasca 5000 coloni d' origine greca e, per assicurarsi da invasioni esterne e per poter guerreggiare contro la Gallia TransaIpina, stabiliva delle stazioni che senza essere lontane dalle pendici dei monti come era costume dei Romani, si trovassero sulle vie che conducevano nelle Gallie e nella Germania, attraverso i gioghi delle Alpi Pennine e Retiche.
In queste Stazioni le legioni condotte dal grande capitano svernavano, e si agguerrivano per muovere alle conquiste transalpine ed è probabile che Cesare, mentre spingeva i fanti entro le Alpi, lasciasse nei piani e convalli, che circondano la nostra plaga, parte delle genti equestri e che per breve tempo vi tenesse dimora egli stesso.
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E' da quest’ epoca che il nostro paese, divenuto colonia Romana - ha tratto - secondo alcuni storici - il suo nome: da Vicus Julii (Villa Giulia, Virgiulio) come Stabio (Stabulum Caesaris) e dal X Sec. in Vigloeno, Viglue, Vigue indi in Viggiù.
Iscrizioni lapidarie rinvenute a Viggiù e nelle vicinanze (Clivo, Stabio, Cantello, Arcisate) oltre ad avanzi di necropoli romane ci dimostrano che questi luoghi erano colonie romane: avanzi di Necropoli romane (in parte passati al Museo archeologico di Varese) furono scoperti ad Induno 0lona, Arcisate, Cantello).
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Il Cristianesimo
La prima Chiesa di Viggiù (S. Martino)
Il Cenobio cluniacense di S.Elia
La Chiesa di S. Siro
Il Vescovo Giordano di Clivo
I feudatari.
Dalle lapidi scoperte ad Arcisate, Azzate, Velate, ed in altri luoghi nel Varesotto si conosce come il Cristianesimo facesse da noi i primi proseliti tra le file dei soldati e tra il popolo; e Plinio difendeva allora per scuso di libera parola e di giustizia il nascente costume cristiano.
La nuova fede, diffusa col sangue di tanti martiri e sostenuta poi dall’ imperatore Costantino (coll' editto del 3I2 d.C.) doveva cozzare e vincere gradatamente gli ultimi resti della idolatria che sopravviveva nelle valli e nelle montagne delle Alpi.
La profonda trasformazione spirituale di quell' agitato periodo del decadimento politico dell' Impero (dal IV. al VI, secolo d.C. ) andava determinando il totale disfacimento del Paganesimo: il Cristianesimo trionfava ed una muova civiltà sorgeva in tal modo dal generale, completo rinnovamento. E sembra che, mercè, l’ evangelizzazione di S. Giulio e Giuliano, dalla parte di Varese, di S.Felice ed Abbondio - dalla parte del Comasco - nella nostra plaga fosse nel IV Sec. d.C. - professata la nuova religione,, come risulterebbe dalle due iscrizioni latine trovate ad Arcisate.
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Risulta pure, che sul Colle di S. Martino qualche secolo dopo, sul posto dove forse sorgeva un tempio, sia stata costruita la prima chiesa cristiana di Viggiù.
Di questa chiesa, la cui abside modesta testifica l'antichità, si hanno sicuri accenni fin dal X. sec. ivi officiando i cappellani mandati dalla Canonica di Arzizate (Arcisate).
E' tradizione ormai comprovata che su questo colle siano stati trovati nei passati tempi monete, armi e urne romane (ne parla N. Sormani della Collegiata di Milano in un suo libro edito nel I728) ed ancora è visibile un coperchio di tomba romana in cima al colle. E' pure tradizione che il paese sorgesse anticamente intorno a questo colle e alla contigua Pescina e poco alla volta si trasferisse nella conca ove è ora e più precisamente sotto l' Orobia nell' abitato comprendente la parte settentrionale del paese, come ne fanno fede specialmente diverse costruzioni che risentono dell'epoca romanica e diversi affreschi del 1400 tuttora esistenti su certe pareti di case della detta zona.
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Intorno all' XI secolo si andava sviluppando anche in Lombardia (fino al XIV.) l'Ordine o congregazione cluniacense, quale riforma dell' ordine monastico, ed al quale appartennero molti uomini eminenti dell'epoca fra cui Gregorio VII.
Uno di questi cenobi o dipendenze cluniacensi venne fondato pur da noi sul colle di S. Elia.
L' obbedienza cluniacense di S. Elia può darsi che fin dal XIV. sec. siasi conglobata con qualche vicina istituzione monastica (francescana od altra) che andava sorgendo allora come se ne avevano a Ganna o Voltorre.
Dell’ antico cenobio più nulla rimane a S. Elia; l'attuale chiesa non è l' originaria ma di costruzione posteriore; scavando attorno a quella esistente si possono trovare forse ricordi del pristino ordine cluniacense.
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Della stessa epoca è la Chiesa di S. Siro, alla frazione Baraggia nel cui interno si ammirano ancora affreschi del 1300 e del 1500 di autore ignoto.
Nel frattempo il nostro paese ebbe a soffrire devastazioni e guasti di terre in occasione della terribile guerra decennale (1118 - 1128) tra Como e Milano secondata dal vescovo Giordano di un casato di Clivio.
Questa lotta fratricida, che fu l' inizio della lunga inimicizia fra le due Città, divampò ostinata, terribile in quegli anni e coinvolse tutta la nostra plaga, la zona del Ceresio, il Mendrisiotto ed il Comasco.
Ma tralasciamo questi dolorosi ricordi di lotte intestine che funestarono i Comuni Lombardi in quell' epoca e che pur toccando di scorcio il nostro paese, non interessano direttamente la storia locale.
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Per questa dirò che nelle guerre, nelle lotte tra Guelfi e Ghibellini, tra Torriani e Visconti dovette seguire sempre la sorte del feudatari dai quali dipendeva e cioè dei conti di Castel Seprio (fino al 1149) e poi del Capitolo Metropolitano di Milano fino al 1484.
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Dopo la morte di Gian Galeazzo Visconti (1402) fondatore della Certosa di Pavia, e durante la minorità del figlio Giovanni Maria fu tempo di grandissimo disordine e sfacelo nel Ducato Visconteo.
I Capitani assoldati si fecero signori chi d'una città, chi dell'altra e bande di malfattori mettevano, specialmente di notte, a sacco ed a fuoco le borgate lontane dal centro.
Così anche nella nostra vallata ogni paese aveva il suo signore.
Era il tempo in cui ognuno non misurava il proprio diritto che dalla propria potenza e le popolazioni erano trascinate, per contese e vendette personali, in zuffe sanguinose.
Innumerevoli le angherie ai viandanti e malsicure le strade perché infestate anche da isolati malandrini.
Questo stato di cose perdurava ancora al principio del 1400 e meglio lo si rileva dalla relazione fatta al Duca Giovanni Maria Visconti (e per esso alla Reggenza) dal Comune dì Varese e del suo Vicario Capitano Mozzo, mandato dal Duca in questa plaga per mettere pace fra le popolazioni della vallata.
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Pochi anni dopo questo fatto e precisamente nel 1413 veniva in Italia per essere incoronato Imperatore tedesco (cioè del Sacro Romano Impero Germanico), Sigismondo, il quale metteva piede in Lombardia -a Bellinzona- ai primi di Ottobre di quell'anno e si portava poi a Varese ospite del Vicario imperiale Paolo Biumi del quale era famigliare.
Dopo essersi intrattenuto un po' di giorni partiva per Como e fu in questa occasione che passando da Viggiù (o venendo appositamente per qualche partita di caccia all' orso nelle non discoste montagne) emanò dalla nostra Chiesa di S. Stefano il famoso decreto pel Concilio di Costanza. che porta la seguente data "Datum in Ecclesia Santi Stephani Protomartyris, in villa vocata Viglut in vulgari Vegui, Cumanae Diocesis Anno a nativitate Domini MCCCCXIII die lunae penultima mensis Octobris regnorum nostrorum anno Hungariae… ecc. XXVII Romanorum vero VI
L'Imperatore, ritornato nel 1431, si fermava ancora in Varese presso i Biumi e poco dopo in Milano fatta la pace coi Duca, veniva solennemente incoronato.
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In quei tempi sulle vicine montagne s' aggirava sperduto qualche orso calato dal Gottardo e dal Luganese.
Venivano perciò bandite le cacce e se ne ha memoria di quella data dal Duca Galeazzo Maria Sforza nel Dicembre I476, invitato e ospite per tale occasione dai Mozzoni di Bisuschio, i quali ottennero, per riconoscenza dal Duca, la dispensa dì ogni aggravio e l'esenzione di ogni tassa. Il Duca poi di ritorno a Milano, cadeva assassinato il 26 dello stesso mese, sulla soglia della Chiesa di S. Stefano.
Gian Galeazzo Maria Sforza succeduto al padre ucciso, nel 1484 toglieva il feudo dell' Arcisatese al capitolo Metropolitano di Milano e lo passava agli Arcimboldi.
Viggiù da quest'epoca fino al 1727, ebbe come feudatari, detti signori, che furono per più generazioni Deputati della fabbrica del Duomo di Milano e che certo contribuirono far conoscere i nostri artisti presso la Veneranda.
Accennerò ora solo di sfuggita che presso l' Ospedale dei poveri dedicato a San Bartolomeo, in Arcisate, poco discosto dal Casale del Ponte, era governatore fin dal I408 il Viggiutese Simone, convalidato con breve papale di Eugenio IV (successo a Martino V) insieme a Biagio degli Oddoni del Monastero di S. Gemollo di Ganna, ministro dell' ospedale stesso.
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Accennerò pure ai danni prodotti nella nostra plaga dalle scorrerie di forti colonie di soldati svizzeri negli anni 1509-1511, provenienti da Lugano, comandati da N. Scheiner, assai noto sotto il nome di Cardinale di Sion.
"Erano così fetenti e così male in arnese che incutevano ribrezzo e spavento, dove passavano li svizzeri - anche per penurie di paghe - mettevano ogni cosa a sacco et a ferro non avendo riguardo a chicchessia e nemmeno alle cose sacre" e non vi fu paese del varesotto che andasse immune dalle rapine e dagli oltraggi di quei vandali.
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Vere colonie di artieri viggiutesi erano a Roma nel periodo dal 1500 alla metà circa del 1600.
Già fin dal secolo XIV, risulta che la famiglia Longhi (come da iscrizioni esistite nella Chiesa di S. Ambrogio di quella città) aveva già dei suoi figli nella Capitale della Cristianità, che andava in quei secoli innalzando e creando ciò che di più grande, di più eccelso, di più meraviglioso hanno saputo ideare i genìì immortali dell'arte.
Il lavoro straordinario di maestose costruzioni - palazzi e chiese - in quell'epoca gloriosa, colà riboccante dei più insigni maestri in ogni arte, la nomina e la fortuna che già s' erano conquistati i primi nostri compaesani accorsi, unito al fascino irresistibile emanante dall' Urbe induceva gli artieri - certo chiamati anche dagli altri già pervenuti - ad andarvi, col miraggio della ricchezza, e del maggior perfezionamento nell'arte.
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Tuttavia moltissimi di quelli che si dichiaravano "lapicidae o piccadores lapidum" erano eminenti scultori, Mantegazza, l' Amadeo Agostino Busti, Giuseppe e Guglielmo Della Porta negli atti notarili della Certosa e negli atti del Duomo di Milano sono per lo più nominati semplicemente "lapicidae o piccadores lapidum".
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Furono i Longhi, i Butti gli Argenti, i Giudici che iniziarono la fama del "paese degli artisti".
E' noto che in quell' epoca gli scultori, uniti agli scalpellini; erano organizzati in Compagnie o Confraternite sotto il Patrocinio dei Santi "Quattro Coronati".
La Compagnia di Roma aveva la sua sede nella Chiesa dedicata a quei Santi e sulla porta che mette nell' oratorio vi è l'iscrizione:
"Statuariorum et Lapieidarum Corpus anno,
Addì 12 maggio 1598 in Roma.
S'è fatta la Congregatione della Venerabile Compagnia del S. Corpus Domini de Vigiù qui in Roma nel locho solito in casa di M. Silla Longho et
nella ditta Congregatione si ritrovò, il priore N. Arminio de Judici
et M. Silla Longho et M. Antonio Argento, sottopriori.
Gabriele Butio Camerlengho,
Infermieri: Francisco Butio di Quatrino,
Oficiali: Vincencio Bianchi, M. Antonio de Jacini, Berrnardo Massoni
et de li altri fatti : M. Flaminio Poncia, M. Stefano Longho, M. Ipoolìto Butìo,
M. Bernardino Galli, M. Stefano Mutoni, M. Tullio De Judici,
M. Francesco Butio De Riolo, M. Ercole Judici de Polla,
M. Stefano Longho figlio di M. Ercole, M. Antonio de Judici del Bruneto
et nella dita congregatione fu leta una letera mandata a noi Fratti in Roma
scritta soto il dì 12 Aprile 1598, et tuti si sono contentati della eletione
del R.R. Fra Gìacomo Butio de l' ordine di S. Domenicho
che lori hanno eletto per nostro Capelano
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