Guardare A Destra Per Trovare La Sinistra
Inserito il 14 maggio 2010 alle 03:38:42 da arslongavitabrevis. Su Numera (Mari)Stellas, Si Potes. Categoria Di tutto un po'
Se per riuscire a sentire cose del genere mi ritrovo sul sito del web megazine della fondazione "Fare Futuro", c'è oggettivamente qualcosa che non quadra: "Dire la verità al potere. Incalzare la politica, mettendone a nudo le contraddizioni e le zone d’ombra. Difendere sempre la libertà d’espressione. Esercitare il proprio diritto di critica rifuggendo le trappole dell’ideologia e tenendo conto delle ragioni degli avversari. Dare voce a chi non la possiede. Argomentare in modo razionale le proprie opinioni senza lasciarsi condizionare dalle passioni e preferenze personali. Animare il dibattito pubblico in modo civile e responsabile.
Questo è ciò che dovrebbero fare gli intellettuali in una società democratica e pluralista. Ma nella pratica le cose vanno diversamente. Gli intellettuali, infatti, spesso utilizzano poco e male la libertà di cui dispongono. Anche quando non mancano di coraggio personale o di originalità, sovente peccano di vanagloria e supponenza. Si proclamano indipendenti, ma volentieri si fanno prendere dalle lusinghe del potere e del successo mondano. Quanto al loro spirito critico, in molti casi si risolve in un esercizio fine a se stesso, in una forma di sterile esibizionismo. Senza contare, infine, la loro tendenza a considerarsi scevri da ogni responsabilità per le parole e le idee che immettono nella società.
Gli uomini politici, dal canto loro, anche quando si ergono a paladini della libertà e della tolleranza, non amano essere messi in discussione e mal sopportano le critiche. Una volta conquistato il comando attraverso il voto popolare finiscono per considerarsi degli intoccabili. Si circondano di adulatori e guardano con sospetto chiunque avanzi riserve, per quanto argomentate e ragionevoli, sul loro operato. Agli intellettuali essi non chiedono suggerimenti o consigli, ma sostegno pubblico e lealtà alla causa.
Il cattivo o problematico rapporto tra potere e cultura, così sommariamente descritto, appartiene con ogni probabilità a tutte le epoche storiche. Ma l’Italia odierna ne offre certamente un esempio da manuale, al limite del parossismo.
Da un lato abbiamo un mondo culturale, in tutte le sue espressioni, che con parole accorate denuncia come incipiente la fine della libertà e della democrazia e si atteggia a vittima di un potere, quello berlusconiano, sempre più oppressivo e invadente. Ma non c’è nessuno che si chieda se per caso la crescente irrilevanza sociale del ceto dei colti dipenda anche dalle cattive prove di sé che esso ha dato nel passato, dagli eccessi di faziosità ideologica che ancora oggi lo caratterizzano, dal fatto che gli intellettuali spesso agiscono sulla scena pubblica alla stregua di una corporazione di privilegiati mai soddisfatti di come va il mondo e sempre alla ricerca di cavilli per denunciare il prossimo.
Dall’altro abbiamo invece una maggioranza politica di centrodestra che, in forza di atavici complessi di inferiorità o per semplice risentimento, si perde ancora in polemiche vacue su una egemonia culturale della sinistra che semplicemente non esiste più. Autorevoli esponenti di governo che – nel nome del popolo, considerato come l’unico deposito di virtù morali e di saggezza – dicono di odiare gli intellettuali o che, nella migliore delle ipotesi, li considerano dei fannulloni e dei vanesi. Un Presidente del Consiglio che considera ogni critica a lui rivolta un attacco al buon nome dell’Italia dettato da chissà quali oscuri interessi. Un partito, il primo in Italia, che nel nome della libertà tende a soffocare il dissenso nelle sue fila.
Il risultato è uno spaventoso cortocircuito, che nega al tempo stesso l’autonomia della politica e l’indipendenza del pensiero. La politica oggi al potere, ridotta a “parole senza idee”, si compiace di presentarsi pragmatica e fattiva, estranea o indifferente a qualunque elaborazione culturale. Gli intellettuali che a quel potere si contrappongono inclinano sempre più al piagnisteo e al settarismo, dando spesso l’impressione di partecipare a una contesa politica non a una fisiologica battaglia delle idee. In entrambi i casi si è assai lontani da una concezione autenticamente liberale della politica e della cultura, che pure a parole tutti dicono di voler difendere." Alessandro Campi, direttore scientifico della fondazione Fare Futuro.Articolo pubblicato su "Repubblica" il 13 maggio 2010 ArsLongaVitaBrevis:"La sinistra di per sé è un male. Soltanto l'esistenza della destra rende questo male sopportabile"Massimo D'Alema
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