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Viggiù in Rete
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Museo Civico Enrico Butti
dal 20 dicembre 1998 al 28 febbraio 1999



L'esposizione, realizzata in collaborazione con la Società Operaia di Mutuo Soccorso di Viggiù, curata da Luisa Somaini, Conservatore del Museo Butti, e Barbara Buzio, si inserisce in una ricerca più ampia sulla Biblioteca, sulla Raccolta e sull'Archivio della S.O.M.S., relativamente alla Scuola d'Arte Industriale.

Si tratta del secondo appuntamento di un ciclo di mostre che seguono all'analisi e alla schedatura della fondo di disegni e stampe, recentemente affidata in deposito al Museo Butti di Viggiù.
Tale ricerca è promossa dal Comune e dalla Regione Lombardia.

NOTIZIE STORICHE GENERALI

La Scuola d'arte industriale di Viggiù fu fondata nel 1872 e attivata dall'anno seguente, con l'obiettivo di affinare il mestiere degli scalpellini e di elevarne il livello culturale.
Fu la prima istituzione del genere varata nel Circondario di Como e Varese, a sostegno dell'attività principale del luogo, legata allo sfruttamento delle cave di marmi, arenarie e graniti di Arzo, Saltrio, Viggiù, Brenno Useria e Cuasso.
Riservata ai giovani operai tra i 12 e i 16 anni, eccezionalmente fino ai 18, tale Scuola era soprattutto mirata all'apprendimento dei principi del disegno e veniva quindi a completare ed integrare la preparazione pratica di mestiere, svolta dagli allievi, come apprendisti, nelle botteghe della lavorazione della pietra attive nella zona.

Nel 1895 raggiunse il massimo della frequenza con 189 allievi, mentre nel 1903 si verificò un calo di iscrizioni dovuto all'apertura di altre scuole nei paesi limitrofi. In quell'anno se ne contavano infatti 147 (di cui 89 di Viggiù, 53 dal Regno e 5 stranieri).
La durata media dei corsi era di 4 anni e la Scuola era aperta 11 mesi all'anno. Vi si impartivano lezioni individuali quotidiane di 2 ore e mezza, serali dal primo ottobre a Pasqua, meridiane da Pasqua alla fine di agosto.

La scuola di disegno per lapicidi, nei primi anni del Novecento vide l'aumento di allievi che svolgevano altri mestieri: calzolai, fabbri, muratori e falegnami.

IL PROGETTO DI RICERCA

La prima parte della Mostra, svoltasi lo scorso anno, aveva messo in evidenza i primi venti anni di attività della Scuola, caratterizzati ancora da un tipo di insegnamento legato a vecchie tradizioni e a modelli ormai superati.
Fu a partire dalla fine degli anni 1880 che la Scuola d'Arte Industriale di Viggiù, sotto la guida del Prof. Giuseppe Ongaro, incominciò a rinnovarsi introducendo nuovi insegnamenti e sviluppando attività pratiche che la portarono non solo ad essere una delle istituzioni più considerate della provincia, ma anche a imporsi a livello nazionale ed internazionale, grazie agli ottimi risultati ottenuti alle varie Esposizioni. (La scuola partecipa all' Esposizione Internazionale di Parigi del 1900, ottenendo la medaglia di bronzo).
Apprendiamo infatti da una relazione della Commissione della Scuola del 1890-91 che: "Il metodo d'insegnamento è degno di elogio ed in particolare modo si rileva con piacere il razionale avviamento all'abbandono della copia dalla fotografia come fu fatto finora, portandola come studio completivo dei corsi; e così pure l'anticipazione e abbreviazione, nel limite del possibile, del disegno dal vero lasciando più largo spazio allo studio della plastica. E ciò in considerazione della natura della nostra scuola che, speciale per marmisti, non deve dare dei pittori ma bensì degli abili modellatori". In questi anni infatti la didattica, oltre all'attività di disegno, viene completata con la modellazione decorativa ed architettonica, attuata all'interno della scuola.

Il percorso di questa seconda mostra dedicata alla Scuola d'Arte Industriale di Viggiù, tende proprio a mettere in evidenza, grazie ai documenti e ai lavori degli allievi, questo clima di rinnovamento e gli ottimi risultati ottenuti da questa istituzione, così importante per lo sviluppo delle attività lavorative del paese.

La scelta delle opere e dei documenti esposti, che dà conto del rinnovamento del gusto verso lo stile liberty, evidenzia non solo il percorso didattico della scuola, ma documenta in qualche caso anche la realtà artistica e lavorativa di alcuni artigiani.
Questa breve guida vuole avere solo il compito di accompagnare il visitatore lungo il percorso della mostra, rilevandone gli aspetti più salienti e significativi. Per un approfondimento si rimanda alla prossima pubblicazione di un Quaderno del Museo, curato da Luisa Somaini in collaborazione con Barbara Buzio.

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