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Viggiù in Rete ARTISTI VIGGIUTESI: ENRICO BUTTI |
| Monumento a Garibaldi Opera n° 6 del catalogo del 1991 (a cura della classe V [a.s.96-97] della Scuola Elem. di Viggiù) |
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| Anno di realizzazione: 1887-1888 Soggetto: Rappresenta Giuseppe Garibaldi a cavallo. Il personaggio è in posizione eretta in sella al proprio cavallo. Lo sguardo è intenso e scruta lontano. Anche il cavallo guarda nella stessa direzione del cavaliere. | ![]() |
| Annotazioni: | L'opera, in gesso, fu presentata al concorso per il monumento milanese a Garibaldi. Non fu scelta ma fu ricompensata col terzo premio ammontante a £ 2.000 dell'epoca, più o meno 3-4 milioni di oggi. |
| Stile: | In questo bozzetto l'artista non fu molto felice infatti viene considerato un'opera "di mestiere" ovvero un'opera realizzata con padronanza tecnica ma senza molta ispirazione. Il cavallo "ha una staticità irrisolta" mentre Garibaldi è rappresentato con "una figura massiccia che mal s'intona all'insieme", così si esprime il curatore del catalogo del 1991. |
| Tecnica: | Butti fu un abile "plastificatore", rappresentante della scultura "per aggiungere". Il prototipo della statua veniva da lui realizzato in creta, lavorandola con le mani e tenendola fissata ad uno scheletro di ferro. Dal modello in creta faceva un calco in gesso. Solo in un'ultima fase dall'originale in gesso si ricavavano le copie in in bronzo. (M.S.) |
| Un po' di storia: | Giuseppe Garibaldi nacque a Nizza il 4 luglio 1807. A 15 anni cominciò a navigare come mozzo. A 25 era già capitano di navi mercantili e si iscrisse alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini. Partecipò ad alcuni dei Moti mazziniani ma, visto che erano inutili ed essendo inoltre ricercato dalla polizia piemontese, si recò nel Sud America dove lottò contro gli spagnoli per l' indipendenza di quei popoli. Nella II Guerra di Indipendenza (1859) fu comandante dei "Cacciatori delle Alpi" e coi suoi uomini vinse gli austriaci a Varese ed a San Fermo. Successivamente strappò Como, Lecco, Bergamo e Brescia dalle mani degli austro-ungarici. Dopo l'unificazione dell'Italia settentrionale scoppiò una rivolta a Palermo. L'insurrezione non ebbe successo ma spinse i siciliani in esilio in Piemonte a chiedere a Garibaldi di sbarcare in Sicilia con un gruppo di volontari. Garibaldi accettò. Cavour -primo ministro piemontese- non era molto entusiasta di quest' iniziativa perché Garibaldi, noto per le sue idee repubblicane e mazziniane, gli sembrava non molto affidabile... temeva che se fosse riuscito a sconfiggere i Borboni avrebbe instaurato una repubblica nelle regioni conquistate. Cavour, infatti, voleva che la gloria ed il merito dell' eventuale conquista del sud fossero del Piemonte e del suo re. Alla fine, il re (Vittorio Emanuele II) diede segretamente il proprio consenso e l' aiuto del suo Stato alla spedizione di Garibaldi. Tra maggio e settembre del 1860 occupò Sicilia, Calabria e Campania aiutato oltre che dal proprio coraggio e dalla propria determinazione, anche dalla scarsa combattività di molti generali borbonici (Landi [morirà per un colpo apoplettico il 28 marzo 1861 quando si accorge che la "polizza" di 14.000 ducati rilasciatagli da Garibaldi quale compenso per il suo tradimento era stata truccata e ne valeva solo 14], Lanza, Briganti [quest'ultimo viene ucciso dai propri soldati in Calabria perché ordina alle truppe di ritirarsi senza combattere], Ghio ecc.). All'arrivo di Vittorio Emanuele, Garibaldi gli cede le terre conquistate e si ritira nell'isola di Caprera. Qualche anno dopo tenterà, senza riuscire, di conquistare Roma. Fu anche membro del parlamento ma disgustato dalla politica si ritirò presto a vita privata nell'isolotto di Caprera citato in precedenza. Per le sue imprese in America ed in Europa si meritò il titolo di "eroe dei due mondi". |