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COMUNICATO STAMPA PER CONFERENZA SULLA LAGUNA DEL MONTE SAN GIORGIO

L’importanza scientifica del comprensorio paleontologico di Besano - Monte San Giorgio si è continuamente accresciuta a partire dalla metà del 1800, da quando cioè sono iniziate campagne di scavo dedicate esclusivamente alla ricerca dei fossili. Dapprima sul versante italiano, poi su quello svizzero, poi di nuovo in Italia e infine contemporaneamente su entrambi i lati, i differenti livelli fossiliferi hanno fornito una quantità di reperti ben superiori alle possibilità di studio, tanto che nei magazzini dei vari musei molti esemplari aspettano ancora di essere preparati e studiati. Anche per questo qualcuno potrebbe chiedersi ma perché continuate a cercare? Non sarebbe meglio studiare ciò che è già stato raccolto? In realtà la ricerca sul terreno e lo studio di laboratorio devono procedere in parallelo se si vogliono ottenere risultati importanti e soprattutto ‘moderni’.
Le tecniche di scavo, come pure le modalità di studio dei fossili, sono cambiate notevolmente in questi ultimi anni: il paleontologo moderno non vuole essere un semplice etichettatore di reperti, ma pretende di ‘riportarli in vita’ e di inserirli nel loro antico ambiente riscoprendone il ruolo ecologico. Le informazioni che si possono raccogliere da uno scavo ben condotto al giorno d’oggi, integrate con quelle fornite dai vecchi reperti, sono preziose e indispensabili in questa nuova visione della Paleontologia. La collaborazione tra vari Enti, Svizzeri e Italiani, sia sul terreno che nello studio e nella divulgazione è altresì un grande passo avanti per cercare di valorizzare al meglio i tesori dell’area, nell’ottica che non sia così importante chi ha fatto le ultime interessanti scoperte ne dove sono state fatte, ma che contribuiscano ad incrementare le nostre conoscenze.

Il nocciolo della conferenza di Cristina Lombardo e Andrea Tintori, che tra l’altro sono al termine di un’altra sessione di scavi a Meride, scavi finanziati dal Cantone Ticino tramite il Museo Cantonale di Storia Naturale di Lugano, saranno i bellissimi pesci rinvenuti solo in pochi strati della Val Mara a Meride, come pure gli insetti e le loro larve.
Questi nuovi esemplari hanno costituito alcune tra le più interessanti sorprese di questi ultimi anni e, benchè sempre di piccole dimensioni, hanno fornito la base per un più precisa ricostruzione degli antichi ambienti del Monte San Giorgio.
Scoperte e novità che vengono alla luce ancora dopo più di 150 anni di ricerche sul Monte San Giorgio: come è possibile ci si può chiedere? In realtà stiamo solo facendo il solletico ai depositi del San Giorgio, scavando pochi metri quadrati rispetto ai molti km di estensione di ciascuno strato, senza contare quelli sepolti sotto la pianura lombarda sino all’altezza del Po! Inoltre non tutti i livelli sono stati indagati e proprio quello che l’Università di Milano sta scavando in questi giorni è assolutamente sconosciuto per il suo contenuto fossilifero. Qualche anticipazione da queste prime fasi di scavo è possibile sulla base del rinvenimento di alcune decine di piccoli pesci e diversi crostacei. Poi, non sempre è possibile capire immediatamente che cosa si è trovato e quindi bisogna aspettare il lavoro di laboratorio e l’elaborazione dei dati sulla roccia.
Tuttavia, anche se fino a qualche giorno fa non erano stati trovati fossili certamente nuovi o di grande effetto, i paleontologi potranno comunque aggiungere una nuova tessera al mosaico che raffigura la storia evolutiva degli organismi e degli ambienti della laguna tropicale di 230 milioni di anni fa. Infatti anche con pochi fossili (ma dipende anche come sono conservati, che dimensioni hanno, quale associazione è presente) e con le indicazioni fornite dal tipo di roccia è possibile ricostruire almeno l’ambiente presente in quel momento. Una prima interessante ipotesi di lavoro su questo nuovo scavo è che ci potrebbe essere un influsso più o meno diretto dell’attività vulcanica sulle condizioni della laguna, tanto che attorno ad un evento vulcanico i pesci sono ancora più piccoli del solito, come se le condizioni ambientali non fossero ottimali. Ci vorranno comunque attente analisi di laboratorio per comprendere questa particolare situazione, ma già poter fare questa ipotesi sulla base dei dati di terreno è molto affascinante.
La speranza è di poter continuare anche nei prossimi anni ad indagare questa unità, la Kalkschieferzone, che prima che iniziassero le indagine dell’Università di Milano era stata ben poco scavata perchè priva dei grandi rettili dei livelli più antichi, ma che non per questo è priva di importantissimi resti che permettono di completare al meglio il lungo periodo di evoluzione biologica rappresentato nelle rocce del comprensorio paleontologico. Ora soprattutto, dopo l’inserimento del Monte San Giorgio nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità, pensiamo che ogni piccolo avanzamento nelle conoscenze di quest’area ci dia ancora maggior soddisfazione, consapevoli di avere la possibilità di lavorare in uno dei più importanti siti paleontologici al mondo (cosa che peraltro noi paleontologi...... sapevamo già)

Andrea Tintori, paleontologo e professore di paleontologia dell’Università degli Studi di Milano