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Viggiù in Rete |
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Prima che i centri del New England assurgessero a principale destinazione per gli scalpellini della Valceresio, tra il 1880 e il 1890, molti, se non tutti, si stabilirono a New York, ma assai difficoltoso è sciogliere i nodi dell'enorme matassa formata dalle numerose file di italiani sopraggiunte in quegli anni nella Grande Mela.
A slegarne qualcuno è ancora l'arte esercitata dai Nostri.
A New York, fin dal 1853, si sa che vi era residente lo scultore viggiutese
Guido Butti, e che, proprio in quell'anno, poté esporre alla National
Academy of Design due modelli di gesso: Giorgio Washington, un colossale busto,
e Genio piangente sulla tomba.
Le sue capacità lo portarono a Washington D.C. dove, dal 1856, lo si
trova occupato come modellatore e scultore per il Campidoglio degli Stati Uniti.
Nello stesso periodo ultimava l'ornamentazione scultorea collocata sull'ingresso
principale del vecchio Post Office Building nell'8th Street. Per abbellire la
parte superiore dell'arco eseguì due figure alate rappresentanti il Vapore
e l'Elettricità, mentre per ingentilire la chiave di volta scolpì
l'effigie de la Fedeltà. (Fairman, 1927).
Realizzò, certamente, altre opere delle quali si è persa la memoria, ma gli perdura quella di essere stato uno degli italiani che scolpirono i bassorilievi posti nel timpano dell'ala del Senato, in cui è rappresentato L'avanzamento della razza bianca e la decadenza degli Indiani.
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Emigranti della Valceresio a
Milford (Massachusetts) ai primi del '900.
tratta da "Quando in Valceresio si emigrava" |
Tra i tanti che a metà del secolo arrivarono a New York si ritrovano diversi Rizzi della Baraggia di Viggiù. Essi si stabilirono a Brooklyn, nei pressi del Greenwood Cemetery, che in quel tempo era uno dei più decentrati suburbi della città.
Tra il 1855 ed il 1870, i fratelli Carlo e Giuseppe Rizzi vennero registrati nei censimenti e negli annuari cittadini come tagliatori di marmo, ma risultano, pure, per qualche anno titolari della "Ristoli & Rizzi Co.", cioè proprietari di un laboratorio di marmi e di un hotel, forse una pensione dove sostarono senz'altro molti scalpellini.
Sul finire degli anni Cinquanta furono raggiunti dai nipoti Angelo e Celso,
in quanto nel primo censimento del Regno d'Italia, approntato nel 1861, risultano
già residenti in America.
Giuseppe rinunciò "alla sua fedeltà al Re di Sardegna"
il 23 ottobre 1860 alla County Court della Kings County di New York, e così
venne naturalizzato come cittadino statunitense.
Sia Carlo sia Angelo nello stesso giorno scelsero di divenire cittadini americani,
e presso la City Court di Brooklyn, il primo rinunciò così "alla
fedeltà al Duca di Milano" mentre il secondo "al Re d'Italia".
Angelo, successivamente, è attestato nel 1870 a Brooklyn quale tagliatore
di pietra, trentenne, con lui vivono Antonia Rizzi, d'anni 26, e il ventiquattrenne
Guglielmo Rizzi, scalpellino; e lì vi risiede ancora nel primo decennio
del Novecento come scultore.
Ha preso in moglie Margaret Boeckle, ma non ha figli, e abita in una casa d'affitto
con i suoceri tedeschi. Nel 1890 il fratello più giovane di Angelo, Gerolamo,
arrivò dall'Italia, seguito a breve distanza dalla moglie Palmira Cerutti
e dai due figli, Giuseppe e Carlo.
Una volta negli Stati Uniti non scemarono i contatti con il paese di origine e la forza dei vincoli familiari emerge quando due nipotine di Gerolamo, furono prese in cura dallo zio Carlo di Brooklyn allorquando il loro padre, Antonio Marcello, morì in Viggiù!
La paura del nuovo non albergava nella casa dei Rizzi, dove per contro aleggiava
lo spirito dell'avventura. Una delle due nipotine, Evelina, sposò un
Buzzi di Viggiù e, nel 1920, se ne andò con lui a Barcellona,
ed era ancora in quella città durante la guerra civile. Invece una figlia
di Gerolamo, Margherita, fece i bagagli e seguì il marito Antonio Battista,
guarda caso anch'egli dei Rizzi, a Tiblisi nel Caucaso, dove aveva messo in
piedi, guarda caso, un'impresa per la lavorazione dei marmi.
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