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Viggiù in Rete


Scalpellino in America

I primi immigrati a San Francisco...

Felice Argenti nato a Viggiù il 2 marzo 1802, umanista e attivista politico, dalla vita così avventurosa tanto da poter essere usata per la trama di un thriller, fu uno dei primi a mettere piede negli Stati Uniti. Nel 1823 giunse a Philadelphia dal Messico dove aveva preso parte alla rivolta filo-repubblicana che detronizzò l'imperatore Iturbide (Barsali, 1962). Ma sempre in quell'anno lasciò la città americana per far ritorno in Europa a sostenere gli ideali repubblicani propugnati da Giuseppe Mazzini, entrando a far parte della Carboneria.
Una lettera inviatagli dal compaesano e compagno di lotta Giovanni Albinola nel gennaio del 1831 a Parigi, dove si trovava fin dal luglio precedente allorquando era scoppiata una sommossa, venne intercettata dalla polizia austriaca. L`Albinola venne subito arrestato, così come l'Argenti appena sbarcò a Pietrasanta, sulla costiera toscana, per raggiungere i rivoluzionari romagnoli.
Per un triennio dovettero subire processi, alla fine ambedue furono ritenuti colpevoli di alto tradimento e condannati a vari anni di carcere duro da trascorrere nell'oscura prigione dello Spielberg. La pena venne commutata, con sovrana clemenza, dal neo imperatore Ferdinando I con l'esilio in America. Entrambi giunsero nel porto di New York sul veliero Ussaro il 16 ottobre 1836, unitamente ad altri esiliati politici.

A New York per sopravvivere esercitarono diverse professioni, ma non rinnegarono mai i loro ideali, anzi continuarono a svolgere attività politica. Il 1 novembre 1841, grazie alla naturalizzazione ottenuta presso la Marine Court, conseguirono la cittadinanza americana.
Sempre in quell'anno Giovanni Albinola divenne segretario della rinata Giovine Italia, promosse l'Apostolato popolare, giornale filo mazziniano, e giunse persino a fare un viaggio in Europa dove incontrò Mazzini e altri patrioti. (Gasparini, 1960). Ritornato in America non lasciò più New York dove morì nel 1883.

L'Argenti dopo un periodo passato in un'apparente tranquillità, nel 1848 riattraversò l'oceano, per far ritorno in Italia nella speranza di poter partecipare all'ennesima rivoluzione, ma arrivò troppo tardi. Non gli restò che far ritorno a New York per rimanervi fino al 1850, dove, tra l'altro, ebbe il tempo di partecipare con altri fuorusciti, tra cui l'Albinola e Garibaldi, a una cena in onore di Mazzini.
Il 10 luglio 1852 l'Argenti raggiunse nuovamente San Francisco a bordo del veliero Tennessee, proveniente da Panama. Lo storico Louis Rasmussen spiega che "era ritornato a San Francisco da un viaggio in Europa, dopo aver soggiornato in Francia e in Inghilterra. Qui ottenne dalla Liverpool Fire and Life Insurance Company l'incarico di agente per l'America, dove esercitò l'esclusiva per la commercializzazione di un brevetto, ovvero di un impianto, con il quale si sarebbe potuto estrarre l'oro dal quarzo aurifero per fusione.
Un processo che avrebbe ridotto enormemente i costi, in cui la spesa maggiore era rappresentata dal combustibile, infatti a detta del neoagente una tonnellata di materiale aurifero, a Londra, poteva essere fusa al costo di 10 scellini. Sempre a suo dire tale brevetto venne acquistato da una compagnia australiana per $50.000".
Quel curioso affare sembra, però, aver prodotto buoni frutti.
Nel censimento del 1860 Felice Argenti, qualificato come "banchiere", abita a San Francisco in una bella casa stimata $10.000 e con un patrimonio personale di $3.000, somme alquanto considerevoli per quei tempi.

Giuseppe Argenti lo si trova descritto, nella city directory of San Francisco del 1863, come scultore e modellatore, residente al 459 di Bryant Street, e con lui viene indicata Maddalena, vedova, per la morte di Felice avvenuta due anni prima.

Emigranti della Valceresio a Milford (Massachusetts) ai primi del '900.
(collezione Amerigo Sassi, Saltrio)

 

 

tratta da "Quando in Valceresio si emigrava"

Un altro Argenti arrivò a San Francisco: Tullio, tagliatore di marmi. Era accompagnato dalla moglie Ellen, irlandese, e dai quattro figli, Tullio, Gerolamo, Francesco e Neille, nati tra il 1863 e il 1866. Tullio era giunto negli Stati Uniti nel 1848 e lavorava come tagliatore di pietra a Baltimora nel Maryland quando conobbe e sposò Ellen, figlia di Mary Kelly.
Negli elenchi cittadini di San Francisco dell'ottobre 1864 e del dicembre 1865 gli viene attribuita la professione di stencil cutter (= tagliatore col stampino) e di marble cutter (= tagliatore di marmi), come pure nel 1867. L'intera famiglia vi risiedeva ancora nel 1900, e in un simile elenco, steso nel maggio di quell'anno, appare che Tullio aveva raggiunto il vertice nell'arte della pietra: era uno scultore!

In quest'ultimo documento compare Giovanni Cattò, nato a Brenno nel maggio del 1863, impegnato nella realizzazione di monumenti e altri lavori in granito, e come egli stesso ricorderà da San Mateo California nel 1948: "brennese residente per circa 60 anni nella gloriosa California. [ ... ] In San Francisco io vissi per tanti anni e qui abitava anche certo Tullio Argenti".

Col passare degli anni, a dispetto di queste preziose testimonianze, San Francisco non si mostra attraente agli occhi dei Nostri scalpellini.
Va annotato, comunque, che nel 1890 vi risiedevano: lo scultore Ferdinando G. Bianchi, i pulitori di marmi Giovanni Bianchi e Achille Brusa, il lucidatore di marmi Francesco Rossi e il tagliatore di pietra Carlo Galli; nel 1900: i tagliatori di marmi Giuseppe Cattò (nato nell'aprile del 1867) e Pietro Molinari, il pulitore di marmi Andrea L. Malatesta; e si sa dell'esistenza di una società dedita alla lavorazione di marmi: la "Ruffino & Bianchi", di cui era presidente Carlo D. Bianchi e capomastro Angelo Bianchi.

Emigranti della Valceresio a Milford (Massachusetts) ai primi del '900.
(collezione Amerigo Sassi, Saltrio)

 

 

tratta da "Quando in Valceresio si emigrava"

Nei censimenti e nei diversi elenchi appaiano numerosi cognomi dal suono prealpino, ma accomunati a professioni che non hanno il profumo della pietra, e, senza dubbio, molti nati nel Canton Ticino, poiché in California i ticinesi costituirono una buona fetta dell'etnia italofona.


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