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Viggiù in Rete |
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Tra il 1880 e il 1920 più di mille "lavoratori
della pietra", vale a dire, cavatori, tagliapietre, scalpellini,
ornatisti e scultori lasciarono la Valceresio, una delle tante valli della cosiddetta
"Regione dei Laghi lombardi", per raggiungere gli Stati Uniti d'America.
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Si stabilirono nei paesi in cui vi erano cave di granito, principalmente
nel New England, non mancando di fermarsi nelle città, come New York,
dove erano ricercati sia per lavori di scultura nei grandi cimiteri, sia di
riquadratura e ornamentazione nei diversi cantieri edili.
In un primo momento temporaneamente, proseguendo nella tradizione iniziata nel
Medioevo da maestranze stagionali, in seguito, definitivamente, allorquando
poterono riunire il loro nucleo familiare o mettere su casa sposando compaesane,
connazionali, membri d'altre etnie, per amalgamarsi gradualmente nella nascente
"cultura statuni-tense", la loro identità passò da "italiana"
a "italo-americana" per divenire infine "americana".
Tale evoluzione unitamente ai cambiamenti avvenuti nell'arte del costruire,
al mortale "flagello" della silicosi
(una malattia polmonare causata dalla polvere generata dai "nuovi
arnesi meccanici" usati nella lavorazione del granito) smorzarono
nei loro discendenti la volontà di continuare nell'antico mestiere.
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Veduta di Ellis
Island, l'isolotto su cui sbarcavano tutti gli emigranti. Qui venivano registrati e sottoposti a visita medica. |
Tra i discendenti non si è persa soltanto l'abilità scultorea, ma finanche la memoria, un vero peccato, in quanto, per secoli, quell'antica tradizione aveva profondamente segnato la storia degli uomini della Valceresio, e che in queste pagine si cercherà di far riemergere.
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